Le vie albesi in Kenya

 È da poco terminata la missione umanitaria in Kenya (6-19 febbraio 2022) a cui è seguita quella che si è svolta dal 9 al 23 luglio e già si sta organizzando il convegno in Fondazione Ferrero dal titolo “Reportage dall’Africa. Esperienze di lavoro e di vita in un Ospedale missionario in Kenya

La storia delle missioni umanitarie albesi necessita di qualche rimando. Un particolare ricordo va ad un personaggio encomiabile, scomparso dieci anni orsono, don Paolo Tablino che ha voluto che le sue spoglie restassero in Kenya e che, con l’amministratore dell’ospedale, don Sandro Borsa, aveva un intenso rapporto.

Un ricordo imperituro di don Tablino in quella Terra che gli aveva geneticamente modificato il DNA.

 


Il principio


 

Tutto scaturisce nel 1957 con l'enciclica Fidei donum di Pio XII attraverso la quale, il papa, ci racconta don Sandro Borsa, invita le Chiese d'Occidente a donare preti all'Africa. Fra i primi a rispondere è don Tablino. 

Nel 1959 arriva a Nyeri, in Kenya: costituisce il Seminario e vi insegna dal 1960 al 1963. Il vescovo monsignor Cavallera, leggenda di un Kenya lacerato da lotte tribali, lo incarica di andare verso il nord, ai confini d'Etiopia e Somalia tra le tribù Samburu, Borana e Rendille.

A seguito di questo invito, nel 1963 lascia il Seminario e fonda la missione a Marsabit, porta del deserto del Nord che arriva al lago Turkana, dove è nato il primo uomo sulla Terra.

Là passa altri 17 anni di vita, tra i poveri, nello scenario di polvere rossa così fitta che invade tutto, tra savane e deserti, foreste e villaggi spesso saccheggiati e insidiati da pirati e cacciatori di selvaggina e animali per zoo e circhi d'Occidente. 

La gente lo venera come maestro, ma soprattutto come uno di loro.

 

Nel 1980 il vescovo di Alba lo richiama perché metta su l'Ufficio diocesano missionario: prepara i preti alla missione e intanto traduce la Bibbia e il Messale in lingua Borana, adattandolo al calendario lunare dei suoi popoli del Nord.

Nel 1984 torna laggiù, ma a 60 anni, nel 1988, si fa Missionario della Consolata.

 

Se vuoi rispettare le identità di ciascuno devi conoscere la sua lingua.

Su queste considerazioni scrive manuali di lingua Borana e di cultura Gabra.

 


Al tempo d'oggi


 

Torniamo a Kinangop e alla missione Lions. Sono trascorsi due anni dall’ultima missione che aveva coinvolto il presidente del Club Lions Alba Langhe, Tommaso Lo Russo. 

Alla missione di don Sandro non ci si annoia e il vulcanico amministratore di Ospedale di Quinto livello (all’avanguardia per gli standards kenioti) ha sempre qualcosa da farti fare. Tutti sono occupati, anche Tommaso Lo Russo, nella duplice veste di presidente del Club Lions Alba Langhe e di Solstizio d’Estate Onlus.

L’altra volta si era trattato, fra le altre cose, di rintracciare tre container partiti dall’Italia e scomparsi, puntualmente ritrovati, come in un giallo, quando la soluzione dell’enigma è a sorpresa. 

Stavolta occorreva reperire dati per l’intervento del Politecnico di Torino coinvolto nel progetto di efficientamento energetico e idrico.

Dati importanti che sono stati discussi via webinar con il professor Maurizio Repetto del Politecnico di Torino alla presenza di don Sandro, del presidente Tommaso Lo Russo e Bruno Frea, capo missione della equipe medica di urologi.

Il gruppo medico, partito sabato 5 febbraio, era composto e guidato dal professor Bruno Frea, a cui si sono aggiunti, questa volta, il dr. Alessandro Marquis e il dr. Giorgio Calleris.

Alcuni interventi eseguiti dall’equipe guidata dal professor Bruno Frea nell’ultima missione terminata il 19 febbraio: sono stati 54 a cui vanno aggiunte 110 visite, lezioni per i medici e consulenze nei reparti.

I pazienti erano di provenienza dell’altopiano di Kinangop, di Nairobi e, addirittura, fuori regione e fuori nazione. Gli arrivi da fuori nazione sono poco frequenti ma sono sintomo dell’eccellenza di questa struttura ospedaliera che offre oltre 300 posti letto e deve molto alle missioni umanitarie dei medici, non solo piemontesi, ma di provenienza da tutta Italia.

Tanto lavoro anche per il fotografo Rino Tesio che seguiva la missione dove ha realizzato oltre 2 mila scatti di un lavoro che servirà per una mostra fotografica che si è tenuta nella chiesa di San Bernardino a Monteu e sarà esposta, in parte, anche in Fondazione Ferrero durante il convegno. 

Sempre due anni fa, nella prima missione per Tommaso Lo Russo, nel saluto di commiato dagli amici kenioti, c’era stato lo scambio degli auguri e dei i doni reciproci.

Tra questi, l’orologio del Lions lasciato a suggellare una fraterna amicizia e simboleggiare che, nonostante un fuso orario diverso, tra Kinangop ed il Club Lions Alba Langhe scandisce la stessa ora.

I progetti che dovranno essere avviati con il raccordo del Politecnico sembra confermino un identica visione e voglia di stare insieme e collaborare per l’implementazione di un grande progetto ospedaliero. Esso comprende anche 4 nuove sale operatorie.

È notorio come le missioni italiane siano sempre apprezzate all’estero perché hanno come obiettivo anche quello di istruire il personale medico e paramedico autoctono in modo che chi resta sia in grado di continuare ad esercitare le cure e le attività avviate dai medici italiani.

Stranamente è un po' quello che manca in Italia: il compito di passare la conoscenza e le tecniche alle leve più giovani. Quasi un modo egoistico di non demandare e insegnare perché si vuole restare al centro del mondo, della conoscenza e della tecnica. Peccato, un grande peccato!!!

Per contro, all’ospedale di North Kinangop, i pazienti continueranno ad avere assistenza perché si fa formazione e i saperi italiani passano al personale medico keniota. In quest’ottica sono state incentivate le lezioni al personale keniota.

A questo punto arriva la domanda di rito. Che faranno ancora le Langhe e Roero per il Service di North Kinangop Hospital?

Risposta:

 

<<Oltre ad un nuovo concerto per la raccolta fondi, ed un convegno in Fondazione Ferrero, con l’arrivo del poliglotta don Sandro Borsa ad Alba (parla, ovviamente oltre all’italiano, inglese, francese, kikuju, swaili, tedesco, latino, greco e un po' di israeliano)>>.

 

Inoltre è previsto un progetto Lions per la raccolta fondi per la realizzazione di quattro camere operatorie.

La delegazione italiana portava con sé anche apparati medicali importanti e attrezzature inerenti alle cucine dell’Ospedale, nonché trentamila euro che serviranno, tra l’altro, per il nuovo impianto di ossigenazione e in parte raccolti a seguito del Concerto "Ossigeno per Kinangop" organizzato dal professor Frea.

Il viaggio nella Terra che ha visto il primo uomo sul nostro Pianeta continua perché sono già in cantiere le prossime partenze. 

Il bello di un viaggio – anche umanitario - sta nel ritorno e, francamente, non abbiamo ancora capito se la destinazione sia l’andata o, appunto, il ritorno.

Chi volesse partecipare ad una delle prossime missioni all’ospedale di North Kinangop in Kenia si può rivolgere al Club Lions Alba Langhe che smisterà al professor Bruno Frea, referente delle missioni per il Piemonte.

Un video qui presente sintetizza la storia dell’ospedale di North Kingangop.

 

 

Un viaggio che vi cambierà il DNA come lo ha cambiato al presidente del Club Lions Alba Langhe, Tommaso Lo Russo.

 


Il prossimo evento


In Fondazione Ferrero, giovedì 15 settembre, sarà presente anche l’amministratore dell’ospedale di North Kinangop, don Sandro Borsa, assieme a relatori importanti.

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